La prima impressione è quella di essere un elefante in una cristalleria. Poi arriva il primo sorriso e l’offerta di un caffè. Va già meglio.
Ogni ragazza è un mondo a sé, ma una cosa le accomuna: «Guarda che io non ci ho mai capito niente.» «Be’, allora siamo in due…» E così cominciamo la lezione, con qualche difficoltà reciproca.
Poi, all’improvviso, i suoi occhi si illuminano ed è come se sorridessero: ha capito, quel passaggio non era poi così impossibile. È il momento più bello: il ghiaccio si rompe, gli ormeggi si sciolgono, la vela prende vento e ci prepariamo ad affrontare le onde.
Mi dico che non sarà sempre facile: il vento non soffierà sempre alle spalle e, come in ogni navigazione vera, ci saranno deviazioni, piccole virate, cambi di rotta per restare sulla direzione giusta. Ma il porto non è poi così lontano.
Ci salutiamo con la promessa di rivederci. Quando si gira, leggo sulla sua maglietta: «Maneggiare con cura!» E penso che sì, questa è davvero la cosa più importante per un volontario della “Casa del Sorriso”.
O.I.
- Trent’anni fa, il 27 maggio 1996, a Fagnano Olona apriva le porte la Casa del Sorriso: una comunità educativa, un luogo sicuro, un punto fermo per tante ragazze che hanno bisogno di qualcuno che creda in loro.
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