VIII DOPO PENTECOSTE – 19 luglio 2026
Il libro di Giosuè (domenica scorsa) ci ha introdotti nella terra promessa. Ora si tratta di imparare a viverci come popolo di Dio. Sarà una grande sfida nella quale i profeti avranno un ruolo determinante.
L’ultima riga della Lettura ci ha detto: “Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuele
era stato costituito profeta del Signore”.
La tappa odierna segna l’inizio di un fenomeno particolarissimo ed originale, non solo per Israele, ma per tutto il mondo delle religioni: la profezia. Il profeta della tradizione biblica non è tanto colui che prevede o predice. Piuttosto, egli vede e dice.
Dice una parola per il suo oggi, una parola per il suo popolo, una parola che spiega l’opacità dell’evento,
ciò che rimane insondabile agli occhi dei più (per incapacità a vedere o per colpevolezza).
Egli vede al di là del fatto, rende percepibile quanto resterebbe oscuro e senza forma.
Insomma, il profeta illumina il dipanarsi di Dio e del suo progetto nella muta storia di ogni tempo.
«Nella parola profetica, (visione e parola sono alla ricerca di una scoperta, ma ciò che esse svelano) ciò che viene svelato non è l’avvenire, bensì l’Assoluto» (A. Neher).
Potremmo dire che il profeta ha una sete di conoscenza: non la conoscenza del domani, ma la sete del «totalmente Altro». Di fronte al silenzio di Dio, i profeti biblici sono coloro che riportano la Parola del Signore. Di fronte all’oscurità in cui l’uomo muove i suoi passi, essi sono coloro che illuminano una via da percorrere.
Per il Battesimo noi tutti siamo stati costituiti, ad immagine di Cristo, come sacerdoti, profeti e re. A ciascuno spetta dunque il compito di ‘parlare’ di Dio, di interpretare il disegno di Dio dentro la trama dei nostri giorni.
Nello stesso tempo il profetismo non è un fenomeno che nasce dal basso; non nasce per iniziativa umana, non è promosso da questo o quel partito. L’iniziativa è in mano di Dio. È lui che chiama con assoluta gratuità e libertà. Egli irrompe nella vita del chiamato e la trasforma, rendendola in tutto e per tutto relativa al suo progetto e alla sua parola.
Che il Signore ci doni profeti secondo il suo cuore e faccia di noi profeti capaci di parlare di Dio agli uomini nostri fratelli.
Faccio mie e propongo a voi le belle parole di don Tonino Bello:
Solo quando avremo taciuto noi, Dio potrà parlare.
Comunicherà a noi solo sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano le grandi cose della vita:
la conversione, l’amore, il sacrificio.
Quando il sole si eclissa pure per noi,
e il Cielo non risponde al nostro grido,
e la terra rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell’abbandono rischia di farci disperare,
rimanici accanto.
In quel momento, rompi pure il silenzio:
per dirci parole d’amore!
Da ora e per sempre. Amen.
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