IX DOPO PENTECOSTE  –  26 luglio 2026

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IX DOPO PENTECOSTE  –  26 luglio 2026

Abbiamo già lasciato Samuele e Saul e siamo come al centro della vicenda di Davide.

L’antefatto a cui si ispira la Lettura odierna penso sia noto a tutti: Davide di invaghisce di Betsabea, moglie di Urìa che sta combattendo per Davide contro gli Ammoniti. Per coprire questa relazione da cui è in arrivo un figlio Davide arriva a organizzare perfino l’uccisione del marito di lei, Uria l’Ittita.

Coperto l’adulterio, coperto grazie ad amici fidati anche l’omicidio di Urìa, forse Davide pensava di averla fatta franca!!!!

Ma… Il Signore mandò il profeta Natan…

Eccoci dunque al testo che la liturgia ambrosiana ci offre in questa IX domenica dopo Pentecoste. Come sempre, un testo molto ricco che offre molteplici possibilità di letture. Ci si potrebbe fermare a raccogliere le suggestioni offerte dalla raffinata narrazione con tutte le sue implicazioni psicologiche.

Si potrebbe meditare sull’ingordigia di Davide il quale pur avendo tutto va a ‘rubare’ ciò che non è suo!

Io vorrei riprendere l’ultima parola di Davide, quasi sussurrata, tutta d’un fiato: «Ho peccato contro il Signore!»

Possiamo immaginare Davide, il re, il consacrato del Signore, l’eroe da tuti acclamato… subire le parole di Natan, sempre più dure, forti, categoriche e definitive…

Possiamo immaginarlo passare dalla rabbia al turbamento e all’amarezza, fino alla resa totale, fino al riconoscimento senza scuse o attenuanti: «Ho peccato contro il Signore!»

In queste poche amare parole si nasconde però una profonda verità che si potrebbe chiamare così: la radice/dimensione TEOLOGICA del peccato!

Adulterio, omicidio, un sacco di menzogne e raggiri… Alla fine Davide vede bene e lo riconosce: il primo ad essere coinvolto e leso, il primo verso il quale non si è avuto rispetto e giustizia, il primo che è stato ingannato e tradito è proprio il Signore!

Ed è proprio questa dimensione teologica del peccato/male che la nostra cultura tende a misconoscere e che anche i credenti stentano sempre più a capire e a confessare. Papa Benedetto XVI ha identificato in maniera mirabile la prospettiva del mondo moderno quando ha detto: Questa è l’epoca del peccato contro Dio Creatore! 

Il peccato non è mai una semplice questione di sentimento o di trasgressione di una regola più o meno condivisa… Il peccato ha sempre una base “oggettiva” nella struttura antropologica dell’uomo in quanto essere creato… Ogni gesto, scelta e azione dell’uomo ha sempre un riferimento direi ‘originario’ con colui che è il suo Creatore…

“Confesso a Dio Onnipotente…”. Come a dire: lo confesso, lo dico a Lui, lo ammetto davanti a Lui perché lui è coinvolto, sempre, in tutto… Come dice san Paolo nel suo discorso agli ateniesi: In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo,…

È meditando su questa profonda verità che il cuore di Davide ha lasciato scaturire una delle più dense e belle parole di tutto il salterio, che – giustamente – la tradizione cristiana ha sempre sentito profondamente vere; le parole che costituiscono il Salmo 50, quasi il centro ideale di tutto il salterio:

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;

     nella tua grande misericordia

     cancella la mia iniquità.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,

     il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

Contro di te, contro te solo ho peccato,

     quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto:

     così sei giusto nella tua sentenza,

     sei retto nel tuo giudizio.

Ora e sempre. Amen.

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Spiritualità

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