VI DOPO PENTECOSTE 

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VI DOPO PENTECOSTE 
 20 luglio 2025

Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».
[Esodo 24, 3-18]

La Lettura tratta oggi dal libro dell’Esodo descrive un rituale antichissimo che sancisce l’alleanza mediante il sangue. Sangue di animali, versato in parte sull’altare, luogo della divinità e in parte sul popolo.

Così lo stesso sangue unisce le due parti in un legame, in un vincolo, in una alleanza sacra, come sacro è il sangue.

Accosto alla Lettura dell’Esodo, di questo antico rituale di alleanza mediante il sangue, il breve testo evangelico: il colpo di lancia al fianco di Gesù ormai morto sulla croce: “e subito ne uscì sangue e acqua”.

Sangue e acqua sono stati letti da tutta la tradizione cristiana come simboli del battesimo e dell’eucaristia.

Dal fianco di Gesù appena morto, scaturisce un fiotto di vita. Sta qui il paradosso di questa morte che diventa principio di vita. La Chiesa nasce dal fianco del Cristo morto sulla croce e nasce appunto nel segno dell’acqua e del sangue, cioè dei due grandi sacramenti.

Diventano così pienamente comprensibili le parole con le quali, l’ultima sera della sua vita, prendendo nelle sue mani il calice del vino, Gesù dice: “Bevetene tutti perché questo è il mio sangue dell’alleanza”

(Mt 26, 27); “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi” (Lc 22, 20).

Il gesto di Gesù riprende quello di Mosè, ma con una decisiva variante: là era il sangue di animali che doveva dar forza all’alleanza, qui è il sangue di Gesù, cioè l’offerta della sua vita, il dono incondizionato di sé: è il suo amore a fondare il vincolo di alleanza, di una alleanza nuova ed eterna.

E la lettera agli Ebrei ci ricorda appunto questa differenza: se la prima alleanza era stipulata mediante il sangue di animali, la nuova alleanza trova nel sangue di Cristo, cioè nel dono della sua vita-amore, la sua forza e la sua efficacia.

La parola dell’Alleanza è semplice ma straordinaria: Io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo. Io per voi e voi per me.

Ma non è forse questa la sigla di ogni patto di amicizia, di fraternità e di amore vero: io per te e tu per me?

Quanti uomini e quante donne hanno pronunciato questa parola e hanno fatto alleanza per i giorni lieti e per quelli tristi, nella salute e nella malattia finché morte non li separi? E si sono scambiati un anello in pegno di alleanza perenne.

Noi chiamiamo ‘fede’ questo anello; (questo anello ci lega nella fedeltà). Nella lingua francese l’anello nuziale si chiama alliance, alleanza, appunto: ‘Io per te e tu per me’.

Anche noi, ciascuno secondo la sua vocazione e tutti nei confronti del Signore, con fede e gratitudine possiamo e dobbiamo fare nostre le stupende parole del Cantico dei Cantici: Io sono del mio Amato e il mio Amato è mio! (6, 3)

Ora e per sempre. Amen.

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