VII domenica dopo Pentecoste

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VII domenica dopo Pentecoste

VII domenica dopo Pentecoste – 27 luglio 2025

In quei giorni. Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio. Giosuè disse a tutto il popolo: «Sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrei, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore».   [Gs 24, 1-2a. 15b-27]

Mosè ha guidato il popolo di Dio dall’Egitto fino alle soglie della terra promessa. L’ha poi consegnato alla guida di Giosuè, suo successore. È lui che ha guidato le 12 tribù dei figli d’Israele nella conquista della terra. Nell’ultimo capitolo del libro, a conquista completata, Giosuè ormai vecchio, prima di ritirarsi, sente la necessità di radunare i rappresentanti di tutto il popolo a Sichem, antica città Cananea, che si trova nella sella tra i due monti Garizim ed Ebal, ricca di storia e di fascino fin a partire dalle vicende di Abramo.

In questa domenica siamo convocati anche noi a Sichem, (Sicar in Giovanni) nei pressi dell’odierna città di Nablus, per la Rinnovazione dell’alleanza.

La situazione lo richiede: il popolo d’Israele, entrato infatti nella terra promessa, a contatto con i Cananei e la loro cultura idolatrica, è tentato di adeguarsi alla loro mentalità. Potrebbe così perdere la “memoria” delle sue origini da Dio e la sua identità di popolo scelto tra altri popoli.

Ecco dunque del tutto naturale il pressante invito di Giosuè al popolo: “Sceglietevi OGGI chi SERVIRE”.

Ad un credente ‘pensoso’ (come amava parlare l’indimenticato card. Martini), si offrono sempre nuove e provocatorie domande. I nostri padri fecero un giorno una scelta radicale per il Signore: noi possiamo credere solo per abitudine?

Altri fecero un giorno un’esperienza ricca e forte d’incontro con il Signore: noi oggi possiamo limitarci ad una adesione solo formale, di facciata?

Nei secoli il tempio, il culto, le offerte e i sacrifici rituali hanno quasi preso il sopravvento: noi oggi possiamo separare il culto dalla vita?

Si è parte di un popolo solo perché si nasce lì, o perché si sceglie, con libertà e consapevolezza di farne parte?

A Sichem, quasi al centro ideale della Terra Santa, un giorno i nostri padri furono chiamati a comprendere che ogni generazione e ciascuno all’interno del suo popolo deve continuamente ratificare – personalmente – i doni di fede che ha ricevuto.

I nostri padri compresero che non è possibile un rapporto con il Signore solo abitudinario, convenzionale, puramente esteriore e formale: non si può vivere solo di tradizione.

Nel territorio della fede, come in ogni territorio della vita (amore, amicizia, professione, vocazione, ecc.) non è possibile andare avanti per inerzia, una volta per sempre, dando tutto per scontato…ma è necessaria una continua, quotidiana scelta, libera e consapevole.

Due domande provocatorie e una preghiera.
Cosa potrà mai farsene il Creatore del cielo e della terra di una manciata di minuti – talvolta vissuti con sonnolenta  pigrizia, senza amore e senza gioia – offerti al suo altare?

Ma, soprattutto, quella manciata di minuti sottratti al nostro preziosissimo tempo per essere offertigli – spesso di malavoglia, come ritaglio superfluo e incolore –…quella manciata di minuti potranno mai essere utili a noi per una vita più bella e più buona?

 

PREGHIERA (don Primo Mazzolari)

 

Cristo, oggi sono in cerca di fede,

la mia fede quotidiana,

quella che serve per il cammino di oggi,

per passare di là oggi,

per avere la forza di remare

sotto la tempesta di oggi.

La fede che non ha profumo

se non di sudore,

la fede che non ha gusto,

se non di vita,

la fede che fa stare in piedi,

che serve a camminare,

a remare, a vangare,

a lavorare con amore.

La fede per servire te, per amare i fratelli,

per vivere nella pace.

 

Ora e sempre. AMEN.

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Spiritualità

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