12 aprile 2026
Caro Tommaso.
La tua vicenda ha da sempre appassionato poeti ed artisti: quel tuo dito nelle piaghe del Risorto che appare ai discepoli nel cenacolo, è stato dipinto infinite volte, e la tua professione di fede “Mio Signore e mio Dio!”, rimane la più alta che sia stata pronunciata.
Chissà per quale motivo non eri con il gruppo degli Apostoli quella sera di Pasqua… Il Vangelo non ce lo dice ed è inutile star lì a fantasticare.
Noi vorremmo che tutti i credenti fossero sempre insieme, sempre tutti presenti, a tutte le iniziative e in tutti i momenti… Ma non tutti possono, non tutti sono sempre interessati e coinvolti allo stesso modo… Non tutti tendono alla vita comunitaria con la stessa intensità, non tutti hanno le stesse possibilità…
Il Vangelo non ci dice niente e proprio per questo la tua vicenda diventa un simbolo anche delle occasioni mancate, delle esperienze perdute, dei momenti di grazia non raccolti.
Ci si lascia vincere da una pigrizia, ci si abbandona alla tiepidezza, ci si lascia condizionare da una critica… Si perde un po’ il ritmo, altre cose ti prendono… e in un attimo ci si trova un po’ lontani, un po’ più freddi, meno interessati, meno coinvolti, meno disponibili…
Caro Tommaso, chissà che delusione mista a rabbia, chissà che invidia, chissà cosa ti si è mosso nel cuore quando gli altri, i tuoi stessi compagni, con gli occhi colmi di gioia, ti hanno dato la notizia più grande, la più bella, la più inaspettata, la grande notizia: “Abbiamo visto il Signore!”.
E tu non c’eri!!
«Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi…»
La tua risposta sa d’istinto, senza riflessione, buttata lì con un po’ di amarezza e un po’ d’acredine, un misto di sfida e di ripicca, più verso i tuoi amici, che verso Gesù stesso.
Anche noi diciamo talvolta parole dure, affrettate, taglienti, frutto della nostra amarezza e del nostro cuore ferito, parole che non dicono la verità di noi stessi, che fanno soffrire gli altri, non meno di noi stessi!
Poi, otto giorni dopo, ecco la tua personale risurrezione! Forse non te lo aspettavi neanche più che Gesù ritornasse fra di voi e vi ritornasse forse proprio apposta per te!
Oso pensare che le parole del Signore Risorto ti abbiano spaccato il cuore e aperto una ferita sanguinante come era accaduto a lui stesso, là – sulla croce!
E come fu là – sulla croce, ora anche qui, anche con te, e come sarà per sempre con tutti, nessuna parola di condanna, nessun giudizio o recriminazione, ma un accorato invito a fidarsi di lui, un forte invito a credere, un caldo e dolce invito ad abbandonarsi senza paura, confidando nel suo amore senza limiti.
Grazie, Tommaso, discepolo della fede, apostolo dell’ottavo giorno: per merito tuo possiamo risentire come dette a ciascuno di noi le parole di Gesù Risorto: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani!».
Guarda, constata tu stesso: in queste mani piagate è scritto indelebilmente, per sempre e per tutti:
“Io ti amo! Ti amerò sempre!”.
Caro Tommaso, discepolo per un poco incredulo, ma per sempre credente, fa’ che anche ciascuno di noi possa dire, con tutta la verità del proprio cuore: “Mio Signore e mio Dio!”.
Ora e sempre. Amen.
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