(5 aprile 2026)
Anche oggi, come ogni anno al mattino (giorno) di Pasqua, ci accompagna al sepolcro la dolce figura di Maria di Magdala. Siamo venuti perché abbiamo sentito nel cuore il desiderio di offrire la nostra testimonianza di amore a Gesù, il Signore crocifisso.
Succede sempre meno nella nostra vita frenetica di sentire il bisogno di questa testimonianza d’affetto e di rimanere un po’ soli con Gesù.
Succede troppo spesso che siamo così presi da noi stessi, dalle nostre piccole grandi cose, dai nostri dolori o dai nostri lutti, tanto da mettere tra parentesi il dolore, l’amarezza e il pianto di Gesù stesso, dei suoi famigliari e dei suoi amici.
Ancora una volta Maria di Magdala si fa nostra compagna e amica e ci invita a non avere vergogna del nostro affetto per Gesù, della nostra timida fede in lui, delle nostre incertezze e smarrimenti, del nostro cercarlo e del nostro perderlo…
[Lo scorso anno mi ero fermato sulla prima domanda che il Risorto rivolge a Maria di Magdala: “Perché piangi?”]. Quest’anno vorrei invece fermarmi sulla seconda domanda del Risorto: “Chi cerchi?”.
“Chi cerchi?” (Tina zetèis)”: Queste parole di Gesù risorto sono una eco di quelle pronunciate nelle prime ore della sua vita pubblica, ricordate proprio dall’evangelista Giovanni.
Forse in un assolato pomeriggio Giovanni Battista aveva posato lo sguardo su Gesù che passava
e lo aveva indicato così: «Ecco l’agnello di Dio!». Accadde allora che … i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?».
Il verbo greco usato dall’evangelista non indica solo il “cercare”, come quando noi – in fretta e furia – cerchiamo qualcosa che non troviamo… ma suggerisce l’idea dello sforzo della ricerca, del desiderio di “cercare di conoscere”, della passione per “cercare di scoprire e di capire”.
Il verbo zetèo (cercare) è connesso anche con il vocabolo zèlos, che significa “zelo”, “desiderio ardente”.
Pertanto il cercare sia dei discepoli che di Maria di Magdala indica il desiderio della ricerca di qualcosa che appaghi, di un qualcosa che dia un senso al proprio essere.
Gesù riconosce che Maria sta cercando proprio lui, che sta cercando di ritrovare colui che le aveva cambiato la vita, che aveva riempito di luce e calore tutta la sua esistenza.
Chiamandola per nome, Maria, Gesù si fa riconoscere come colui che è ancora vivo e presente nella sua vita. La risurrezione non è descritta esteriormente nel suo avverarsi misterioso, quanto nel manifestarsi del suo effetto più alto e significativo: un nuovo e più alto modo di presenza di Gesù nella vita dei suoi amici, dei discepoli, del mondo intero.
Vi lascio ora con le toccanti parole di un’autrice moderna (Anna Maria Galliano)
Là, nel giardino
all’alba vorrei essere
a cercarti ancora, o Signore,
per sentire la tua voce
che interroga le mie lacrime
e dalle tue labbra il soffio del mio nome
come carezza di luce
inattesa, che fa sussultare il cuore.
Si asciugherebbe all’istante
il lago di antico pianto
per vuote speranze,
e il bagliore del tuo sguardo, Maestro mio,
mi farebbe riemergere
dalla notte all’indicibile stupore
di essere con te risorta.
Allora avrei ali di fiamma
per andare e gridare – folle di gioia:
Ho visto il mio Signore!
Amen.
Qui si può ascoltare direttamente il brano suggerito:
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