«I miei genitori mi hanno insegnato che se vuoi ricevere del bene, devi essere tu per primo a farlo.»

Storie che accadono. Voci che restano. Approfondimenti, parole e testimonianze

«I miei genitori mi hanno insegnato che se vuoi ricevere del bene, devi essere tu per primo a farlo.»

Il Controllo del Vicinato è una forma di sicurezza partecipata, promossa dal Comune e dalle forze dell’ordine: un modo semplice per i residenti della stessa via di tenere d’occhio la zona, segnalare eventuali movimenti sospetti e darsi una mano.
Si basa su gruppi spontanei di persone, collegate tra loro tramite WhatsApp, che condividono informazioni con un referente di zona, incaricato di filtrare le segnalazioni, inoltrarle alle forze dell’ordine e segnalare al Comune le criticità della zona, compreso il rischio ambientale.

Renato è il referente del gruppo “Amici del Vicinato” della sua via e di quelle intorno, qui in paese.
Lasciamo a lui la parola per raccontare come avviene, sul campo, il Controllo del Vicinato.

Renato, partiamo da te. Quando e come ti sei reso disponibile a diventare il referente del tuo gruppo? E cosa ti ha spinto a metterti in gioco?
«Sono entrato nel gruppo quasi per caso. Tutto è partito dalla mia vicina: è stata lei a creare il gruppo. Io allora lavoravo ancora e avevo poco tempo da dedicare ad altre attività.
Poi, quando bisognava scegliere un referente per il Controllo del Vicinato per la nostra zona ero ormai in pensione e… questa splendida persona è riuscita a convincermi a fare il coordinatore.
E così eccomi qui.»

In poche parole ci spieghi a cosa servono i gruppi di Controllo del Vicinato?
«I gruppi servono a darci una mano tra vicini quando c’è qualcosa che non torna. Se vediamo una macchina sospetta che gira in zona, persone che non conosciamo, rifiuti abbandonati vicino alle case… insomma, qualsiasi anomalia, noi referenti la segnaliamo subito alla Polizia Locale o ai Carabinieri. E poi avvisiamo anche il vicinato, così tutti sono al corrente di cosa sta succedendo.» 

Com’è il rapporto con le istituzioni? Avete un po’ di autonomia per proporre iniziative?
«Con le istituzioni abbiamo un buon rapporto. Con il comandante della Polizia Locale, in particolare, c’è un’ottima collaborazione: ci incoraggia a mandare qualsiasi informazione utile che raccogliamo, così da migliorare il lavoro di squadra e la comunicazione tra noi e loro.» 

Il tuo gruppo si chiama “Amici del Vicinato”, non “Controllo del Vicinato”. Perché questa scelta?
«Semplice: nel gruppo WhatsApp dei referenti di Fagnano il nome è “Controllo del Vicinato”, ma per distinguere il gruppo di cui sono referente ho preferito chiamarlo “Amici del Vicinato”. E poi, a dirla tutta, il rapporto che ho con i miei vicini è ottimo. »

Quindi pensi che il gruppo possa creare più collaborazione tra le persone, rompere l’isolamento? Può diventare un ponte tra chi abita nella stessa zona?
«Nella mia via c’è davvero un bel clima: ci si conosce, ci si aiuta, e questo per me è un motivo in più per rafforzare la collaborazione e affrontare insieme eventuali difficoltà, se mai dovessero presentarsi.» 

Come la gente risponde alle tue sollecitazioni?
«Per il momento — e per fortuna — non abbiamo mai avuto bisogno di interventi particolari. Però, nel mio piccolo, quando ho chiesto una mano il vicinato ha risposto subito e in modo positivo. Questo fa capire che, quando serve davvero, la gente c’è.» 

E cosa dici a quelli — pochi, ma ci sono — che non vogliono “nessuno che ficchi il naso” in casa loro?
«A tutti rispondo sempre la stessa cosa: nella vita, prima o poi, tutti abbiamo bisogno degli altri. L’importante è avere educazione e rispetto per chiunque — che sia un bambino, un giovane o un anziano — e da lì nasce tutto. I miei genitori mi hanno insegnato che se vuoi ricevere del bene, devi essere tu per primo a farlo. E questo vale anche nel vicinato.» 

Per chiudere: ci racconti un episodio significativo capitato qui da noi, a te o a qualche altro coordinatore?
«Più che un fatto preciso, ti dico una cosa che per me conta davvero: quando chiami la Polizia Locale negli orari di servizio, escono subito. La risposta è rapida, concreta, e questo dà sicurezza a tutti noi.
La parte un po’ meno semplice è che, quando capita di chiamare il 112, può succedere di dover aspettare, oppure che la pattuglia non sia subito disponibile perché impegnata altrove.
Però il lato positivo è che, almeno qui da noi, la Polizia Locale è sempre presente e collaborativa.
E questo fa davvero la differenza.» 

O.I.

CATEGORIES

Interviste

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

🎧 Per ascoltare questa pagina:
Segui le istruzioni in base al browser o al dispositivo che stai utilizzando.