I DOPO MARTIRIO   –   30 agosto 2026

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Storie che accadono. Voci che restano. Approfondimenti, parole e testimonianze

IL SENSO DEL CAMMINO.
La celebrazione del martirio del Precursore sta come spartiacque nell’ordinamento del nuovo lezionario ambrosiano, dividendo il tempo dopo Pentecoste in due momenti: a) da Pentecoste al martirio del Precursore b) e dal martirio alla Festa della Dedicazione della Cattedrale.

Nel primo momento sono passati in rassegna alcuni grandi quadri narrativi del Primo Testamento. Nel secondo, «i segni e le parole» della rivelazione del Regno proclamato da Gesù Cristo. Egli è il «centro del tempo» della storia salvifica. Questo arco liturgico è dunque dominato dalla domanda: Chi è Gesù? La risposta fondamentale ci sarà offerta, di volta in volta, soprattutto dalla pagina evangelica.

Ricorre domani il XIV anniversario della morte del card. Martini (31/8/2012). Vorrei riferire alla figura dell’amato Cardinale, tre parole che ci sono state offerte dai testi della Scrittura.

1. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

La Parola di Dio ci sorprende sempre. Davanti agli immensi bisogni degli uomini nostri fratelli l’impegno che sentiremmo come più urgente sarebbe quello di fare qualcosa, di organizzare, operare spedire aiuti, materiali, soldi… GESÙ INVECE ACCOGLIE, PARLA…

Era un tratto, forse IL tratto più caratteristico di Martini: ACCOGLIERE e PARLARE. Spalancò le porte del Duomo di Milano e accolse migliaia di giovani ai quali rivolgeva la PAROLA… Negli anni bui delle brigate rosse seppe essere parola forte, consolante, luminosa, profetica… ed insieme si manifestò pastore accogliente, aperto, misericordioso tanto che proprio a lui le brigate rosse consegnarono parte delle loro armi.

2. Nell’Epistola abbiamo sentito questa bella parola di Paolo agli Efesini: Nessuno vi inganni con parole vuote…

Le parole vuote sono quelle alle quali non seguono le opere. Parole vuote perché ingannano, sviano, travisano, … Vuote perché non rispettano la verità, né la carità, né il perdono…

Non erano parole vuote quelle che Martini rivolgeva a chiunque lo incontrasse. Un suo collaboratore mi disse un giorno: “Ogni sua parola è sempre una lezione di vita, ogni giorno, ogni momento”. E lo hanno percepito così vicini e lontani, credenti e non credenti, ricchi e poveri, sapienti o ignoranti… Per tutti la sua parola era luce, una luce che portava frutti di bontà, giustizia e verità.

3. Prendo dalla Lettura del Profeta Isaia una terza suggestiva parola: Creo Gerusalemme per la gioia…

In uno slancio ardito e ricco di speranza, Isaia intuisce che solo il Signore sa dare origine a qualcosa di veramente nuovo, e che solo nelle sue mani c’è la possibilità di plasmare una nuova umanità ed una società libera e fraterna, una Gerusalemme di gioia dove abbondi la giustizia e frutto della giustizia sia la pace.

Tutti sanno quanto il card. Martini amasse Gerusalemme. Amava in Gerusalemme ogni città degli uomini,

ogni situazione vitale, ogni condizione umana e sociale, o, come si dice oggi, ogni periferia esistenziale,

perché ovunque fossero estirpate voci di pianto e grida di angoscia.

Vi lascio allora proprio con alcune delle sue tante parole, segno della sua simpatia, stima e rispetto per ogni vita ed ogni realtà:

Per Gesù la città non è una realtà estranea, invivibile, dura di cuore,

bensì una creatura da curare con pazienza e amabilità.

E così entra sempre nella nostra città,

entra in ciascuno di noi con benevolenza, fiducia, affetto,

non per condannarci ma per darci vita.

Ora e sempre. Amen.

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Spiritualità

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