VII DOPO MARTIRIO -11 ottobre 2026
Siamo al termine del nostro cammino di questo tratto di domeniche dopo il martirio di san Giovanni Battista. Aggiungiamo un’ultima tessera al nostro mosaico per completare il volto di Gesù.
Dall’ampio brano del vangelo (Mt 13,1-23), siamo abituati a pensare a noi stessi come ai vari tipi di terreno (la strada, i sassi, i rovi o la terra buona). Tuttavia, si può ribaltare lo sguardo e contemplare Cristo stesso come il vero “terreno buono”.
Per indicare il terreno BUONO il Vangelo usa l’aggettivo KALOS, che – lo abbiamo imparato tanto tempo fa dal card. Martini – può essere tradotto anche con BELLO.
Dunque è anzitutto Gesù il TERRENO BELLO che porta frutto abbondante, che affascina gli occhi e il cuore, esistenza armoniosa, attraente, pienezza di vita bella e buona, luce abbagliante di compassione, verità e amore incondizionato; pienezza di bene e di grazia sovrabbondante come il giardino della creazione: “Il Signore Dio piantò un giardino in Eden. Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male”. (Gen 2, 8-9)
Gesù è il TERRENO BUONO perché non oppone resistenza ma anzi fa pienamente spazio alla Parola del Padre suo: esistenza priva di pietre (la durezza del cuore) e di spine (le preoccupazioni del mondo). Così Gesù, accogliendo il seme della Parola, diventa Egli stesso il “pane della vita”.
Gesù, terreno BELLO E BUONO rende visibile e attraente la Parola e il volto del Padre, mostrando che vivere secondo la volontà di Dio è la forma di esistenza più splendida e desiderabile possibile.
Terreno BELLO E BUONO, spazio accogliente e sorgente di vita, si presenta così come il luogo in cui ciascuno di noi può radicarsi per trovare linfa spirituale. È la terra buona e bella, la casa sulla roccia, la vite vera in cui anche noi veniamo innestati per portare frutto, come dice Gesù stesso: “Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”.
Gesù dunque è il terreno bello, buono e FERTILE: si presenta così come il luogo in cui ciascuno di noi può radicarsi per trovare linfa spirituale. Ci chiama a riposarci sul suo cuore, a piantare la nostra tenda in lui, ci invita a stare stabilmente uniti a lui, perché chiunque sta e vive in lui porta molto frutto!
Stare con Gesù per vivere di Gesù!
Oso credere che anche Gesù amasse così tanto la gioia, la bellezza e l’amore da cantare spesso le rime del Cantico dei Cantici (2, 10-13) (in ebraico è un superlativo: il Cantissimo, il Canto per eccellenza) che oggi vi lascio come augurio e preghiera:
«Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto!
Perché, ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata;
i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna.
Il fico sta maturando i primi frutti e le viti in fiore spandono profumo.
Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto!».
Ora e sempre. Amen.
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