DEDICAZIONE – 18 ottobre 2026

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Storie che accadono. Voci che restano. Approfondimenti, parole e testimonianze

Inizia l’ultimo breve tratto dell’Anno liturgico, che ci porterà – con l’Avvento – all’inizio del nuovo Anno.

Le radici della festa odierna affondano esattamente fino al 20 di ottobre del 1577, terza domenica di ottobre, quando San Carlo Borromeo consacrava il Duomo di Milano.

Nel prefazio pregheremo con queste parole: «La Chiesa è la città posta sulla cima dei monti,

splendida agli occhi di tutti, dove per sempre vive il suo Fondatore. Ammiràti di tanta bellezza, uniamo la nostra voce al canto che risuona nella Gerusalemme celeste».

La Chiesa è immagine e preludio di quella Gerusalemme celeste di cui ci ha parlato l’Apocalisse. Città Santa che discende dal cielo, la sposa dell’Agnello, Gesù Cristo morto e risorto, la Gerusalemme nuova.

Nel Nuovo Testamento per dire “nuovo” ci sono due aggettivi: neòs, che significa piuttosto “recente, appena fatto, moderno” e kainòs, che significa invece “mai visto prima, di natura diversa”. Non tutti gli autori del NT conoscono la differenza tra i due aggettivi, così ad esempio l’autore della lettera agli Ebrei li usa come sinonimi, ma Giovanni invece ha una spiccata preferenza per l’aggettivo kainòs.

Nell’Apocalisse kainòs torna sette volte (un numero che nell’opera di Giovanni non è mai casuale), mentre mai si usa neòs. Come dire che Dio non ha bisogno di essere moderno per essere nuovo. Dio non fa cose nuove (neòs) ma fa nuova (kainòs) ogni cosa, facendola passare attraverso la Pasqua del suo Figlio.

Non possiamo che elevare al Signore che ha deciso di abitare con noi la nostra accorata preghiera, in quest’ora difficile e turbolenta della storia.

A Colui che siede sul trono chiediamo che faccia nuove tutte le cose.

Che faccia nuovo il nostro cuore di pietra e lo renda cuore di carne, solidale e fraterno.

Che faccia nuovo il cuore di chi ha il potere di operare per il bene e la pace di tutti.

Che faccia nuovo il cuore di chi vive solo per il proprio interesse, perché si apra alla solidarietà e alla condivisione.

Che sia nuovo il cuore di chi cerca nella violenza la risposta all’ingiustizia.

Un nuovo cuore per chi vive nell’indifferenza, perché si senta responsabile del bene di tutti.

Un nuovo cuore per i credenti di tutte le fedi, perché siano testimoni di unità e di pace.

Un nuovo cuore per chi non sa vedere il lutto, il lamento e l’affanno di tanti fratelli.

Un nuovo cuore per chi vive disperato, perché si apra alla speranza affidabile che nasce dalla fede in Cristo.

Un nuovo cuore per chi è rassegnato, avvilito e affranto da un presente opprimente, perché non smetta di lottare e credere in un futuro di bene.

Signore, tu che fai nuove tutte le cose, rendi nuovo il nostro cuore!

Ora e sempre. Amen.

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Spiritualità

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