VII di Pasqua – 17maggio 2026

Storie che accadono. Voci che restano. Approfondimenti, parole e testimonianze

VII di Pasqua -17maggio 2026

Una delle ‘pagine’ più belle del terzo vangelo (che una volta si proclamava – molto opportunamente –

nella Messa vespertina del giorno di Pasqua). Di questa ricchissima pagina isolo solo un aspetto: «Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro».

La vita è un viaggio, ricorda Luca. Nel suo vangelo si cammina sempre. Anche Gesù deve compiere il lungo viaggio che lo porterà a Gerusalemme (9,51-18,28). Il fatto è che spesso camminiamo senza sapere bene dove stiamo andando e dove vogliamo veramente andare. Accade anche di non renderci conto con chi stiamo veramente camminando.

I discepoli che Gesù incontra sulla strada che da Gerusalemme va verso Emmaus sono due che il venerdì santo hanno visto sul calvario il Crocifisso e non hanno capito più niente, anzi hanno perso la fede e la speranza. Sono discepoli scoraggiati e delusi, che dopo mesi di entusiasmo vissuti insieme con il Maestro, tornano indietro, al loro privato.

I discepoli con il volto triste sulla strada di Emmaus siamo tutti noi, quando di fronte alla sofferenza ci chiediamo: «Perché?». I discepoli disperati e sconvolti sono tutti coloro che hanno nella mente i perché senza risposta: i perché dell’innocente perseguitato, i perché dei bimbi che muoiono per fame o sotto le bombe e i perché di tutti coloro che nel mondo sono senza voce, costretti a subire soprusi, violenze e ingiustizie di ogni genere.

Gesù non abbandona i due, anche se essi pensano di essere stati traditi, delusi e abbandonati proprio dal loro Maestro. È lui, anzi, che prende l’iniziativa. Li va a cercare lì dove sono, si fa presente, si adatta al loro passo. Cammina con essi sulla loro strada sbagliata. Il testo, infatti, recita: «si avvicinò e si mise a camminare con loro» (v. 15).

Gesù si fa compagno di strada. Un compagno misterioso, ma soprattutto discreto, non invadente, sinceramente partecipe e curioso, che ha veramente a cuore l’amarezza dei due compagni di strada.

Il Signore potrebbe subito iniziare a spiegare. Invece no! Egli è interessato alla situazione dell’uomo, alla sofferenza e allo smarrimento dei due… s’impegna dunque ad «aiutare i discepoli ad aiutarsi», come giustamente faceva notare il card. Carlo M. Martini.

Così è lui che per primo pone una domanda: «Perché discutete con tanta animosità? che cosa è accaduto, di cosa state parlando?». Gesù, come sempre, chiede per dare. Il viandante che i due discepoli incontrano sulla strada è l’uomo del dialogo, l’uomo che sa porre le domande giuste (ci sono ben cinque interrogativi nel brano).

È l’uomo che ascolta e lascia parlare. È attento, interessato. Pone sempre l’altro al centro dell’attenzione.

L’altro con le sue sofferenze e i suoi problemi più veri.

Succede così che i due alla fine del racconto non hanno commentato l’esperienza dicendo: “Gesù ha spiegato tutto proprio bene, è stato un buon predicatore, ci ha anche rimproverato, così come era doveroso fare”.

I due, invece, confidano semplicemente: “Ci ardeva il cuore nel petto mentre conversava con noi” e la durezza del nostro cuore amareggiato dalla croce del venerdì santo e dall’incapacità di capire il progetto di Dio, che va sempre oltre ogni logica umana, la durezza del nostro cuore è stata finalmente vinta.

Grazie Gesù perché hai preso l’iniziativa per raggiungerci là dove siamo, anche sulle nostre strade sbagliate, e il tuo farti presente, senza importi, ma in modo discreto e rispettoso. Così ora sappiamo che non siamo mai soli sulla strada avventurosa della nostra esistenza. C’è sempre un pellegrino che viaggia al nostro fianco, su questa strada che stiamo percorrendo, in ogni momento dell’esistenza. Un pellegrino che spiega le Scritture, mentre il cuore arde nel petto e gli occhi sono aperti sulle nostre sofferenze e su quelle di tutti i crocifissi sui calvari sparsi in ogni angolo della terra.

Oggi vorrei lasciarvi con un frammento della preghiera con cui il card. Martini apriva la sua Lettera Pastorale Partenza da Emmaus, del 1983/84:

Quando, sul far della sera, tu avevi accennato a proseguire

il tuo cammino oltre Emmaus, noi ti pregammo di restare:

«Resta con noi, perché si fa sera

e il giorno è ormai al tramonto».

Ti rivolgeremo questa preghiera, spontanea e appassionata,

infinite altre volte nella sera del nostro smarrimento,

del nostro dolore, del nostro immenso desiderio di te.

Per questo, o Signore Gesù,

ti chiediamo di aiutarci a restare sempre con te,

ad aderire alla tua persona

con tutto l’ardore del nostro cuore,

ad assumerci con gioia la missione che tu ci affidi:

continuare la tua presenza, essere Vangelo della tua Risurrezione.

Ora e sempre. Amen.

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Spiritualità

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