VI DOPO PENTECOSTE – 5 luglio 2026
«Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà.»
Il senso del cammino: fin quasi alla fine di agosto rivivremo alcune grandi tappe della storia della salvezza.
Le prime quattro tappe già affrontate:
- fragilità e grandezza dell’uomo (II domenica)
- il giardino di Eden (III)
- diluvio e giudizio di Dio (IV)
- Abramo: lasciare tutto fidandosi della promessa (V)
Oggi la Lettura ci offre una delle più belle e dense rivelazioni del mistero / volto di Dio, contrassegnato da 5 lineamenti: Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà.
Questa domenica mi fermo sui primi tre lineamenti.
1. Il Signore è “misericordioso”: Il termine ebraico usato dalla Bibbia (rahamim) rimanda alle viscere e anche al grembo materno (rehem). L’immagine parla di un Dio che si commuove e si intenerisce per noi come una madre quando prende in braccio il suo bambino, desiderosa solo di amare, proteggere, aiutare, pronta a donare tutto, anche se stessa. Possiamo dunque parlare di un amore, che si può definire in senso buono “viscerale”.
2. Signore è “pietoso”, nel senso che fa grazia, ha compassione e, nella sua grandezza, si china su chi è debole e povero, sempre pronto ad accogliere, a comprendere, a perdonare. È come il padre della parabola riportata dal Vangelo di Luca (cfr Lc 15,11-32): un padre che non si chiude nel risentimento per l’abbandono del figlio minore, ma al contrario continua ad aspettarlo – lo ha generato lui -, e poi gli corre incontro e lo abbraccia, non gli lascia neppure finire la sua confessione tanto è grande l’amore e la gioia per averlo ritrovato; e poi lo ricolma dei suoi doni e della sua dignità e organizza un grande banchetto per tutta la sua famiglia. La misericordia è una festa!
3. Di questo Dio misericordioso e pietoso è detto anche che è “lento all’ira”. Letteralmente, “lungo di respiro”, cioè con il respiro ampio della pazienza e della capacità di sopportare. Dio non reagisce come l’uomo: non si infiamma, non si vendica, non si stanca subito del peccatore. Dio sa attendere, perché i suoi tempi non sono quelli impazienti degli uomini. La sua pazienza è la forza di chi continua a credere nella possibilità di un ritorno.
In un mondo che reagisce sùbito, che giudica in fretta, che si infiamma per poco, Dio mostra un altro stile: la lentezza che salva. La pazienza di Dio non è un rinvio, ma un invito: ti do ancora tempo, ti do ancora spazio, ti do un’altra possibilità. Egli è come il saggio agricoltore che sa aspettare, lascia tempo al buon seme di crescere, malgrado la zizzania (cfr Mt 13,24-30).
Questo Dio misericordioso, pietoso e lento all’ira è simile al Custode che, – come dice il Salmo (121) –
mai si addormenta, ma vigila continuamente su di noi e tutto compie per portarci alla pienezza della vita:
«Il Signore ti custodirà da ogni male: egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre».
Amen. Amen.
No responses yet