IV DOPO PENTECOSTE – 21 giugno 2026

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IV DOPO PENTECOSTE – 21 giugno 2026

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: «Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti». Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore. (Gen 6, 1-22)

Il senso del cammino: fin quasi alla fine di agosto rivivremo le grandi tappe della storia della salvezza. Le prime due tappe già affrontate: fragilità e grandezza dell’uomo – il giardino di Eden.

Eccoci oggi davanti ad un’altra pagina famosa: il diluvio, presente nei capitoli 6-9 del libro della Genesi. Oggi isolo solo un tema che chiamerei: il giudizio divino sul fare dell’uomo.

L’insieme di questi capitoli parte da una situazione di immenso squallore: Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. Dio guardò la terra ed ecco, essa era corrotta,…

Il Signore vede e giudica.

Continua infatti il testo biblico: «Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti».

Il giudizio di Dio coinvolge anche il mondo e le cose create: c’è una profonda relazione e un legame strettissimo tra tutte le creature e quella particolarissima creatura che è stata costituita come il loro “custode”. Così tutte le creature sono coinvolte negativamente dal peccato dell’uomo.

Questa pagina della Scrittura può essere particolarmente attuale e provocatoria per il nostro tempo e la nostra cultura. Mi sembra che dal nostro universo culturale sia stato messo al bando il tema del GIUDIZIO.

Anche nel credente ha preso piede un certo animo laicista che rifiuta l’idea che il mondo e la storia possano essere giudicati da qualcosa d’altro e di esterno al mondo stesso.

Siamo tutti preda di una certa autoreferenzialità: siamo noi stessi norma e giudici delle nostre azioni, non accettiamo che ci siano altri – fuori di noi, che ci possano giudicare.

Non si accetta, soprattutto, che ci sia UN ALTRO al quale doversi riferire e dal quale lasciarsi giudicare: ciò che ci piace, ciò che ci va, ciò che è possibile… tutto questo si può fare!

Viene alla mente la presuntuosa affermazione che Paolo riferisce detta dagli abitanti di Corinto nella sua Prima lettera a quella comunità: «Tutto mi è lecito!».

La pagina del diluvio è dunque una parola molto forte, che scuote la nostra fede: il fare del mondo, il nostro fare, non è giudicato semplicemente da noi stessi, quasi dall’interno della storia, bensì dall’esterno e dall’Alto.

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande: Anche se sei un gigante, anche se sei importante, anche se ti senti un eroe e sei famoso, non puoi approfittare della tua forza e della tua posizione… non puoi trattare gli altri come cose e prenderti ciò che vuoi e fare della malvagità il tuo “dio”!

La moralità (bene e male) ha bisogno di un riferimento esterno, non può essere solo autoreferenziale: (è buono ciò che io dichiaro buono).

Lo smarrimento dell’umanità attuale (e di sempre) trova in questo la sua radice: non avendo altri criteri, non avendo più Dio come criterio, prende a criterio di giudizio il successo, l’utile, l’immediato, il piacere… e tutto ciò che è misurabile con la sua esperienza e valutato dal suo proprio giudizio, e oggi, soprattutto oggi, il potere e la forza!!!

Fa’, o Signore, che non siano solo parole quelle che diremo fra poco: “Credo che di nuovo verrà, nella gloria, per GIUDICARE i vivi e i morti…”.

Oggi condivido una parte della preghiera con cui si conclude la bellissima Esortazione Apostolica QUERIDA AMAZONIA (2 febbraio 2020) che il Papa Francesco rivolge a Maria per l’Amazonia, ma che vale per tutta la nostra terra.

Madre! Quanto dolore e quanta miseria,
quanto abbandono e quanta prepotenza
in questa terra benedetta, traboccante di vita!

Tocca la sensibilità dei potenti
perché, se anche sentiamo che è già tardi,
tu ci chiami a salvare ciò che ancora vive.

Madre del cuore trafitto,
che soffri nei tuoi figli oltraggiati e nella natura ferita,
regna tu in Amazzonia insieme al tuo Figlio.
Regna perché nessuno più si senta padrone dell’opera di Dio.

In te confidiamo, Madre della vita,
non abbandonarci in quest’ora oscura.

Ora e sempre. Amen.

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Spiritualità

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