IV DOPO MARTIRIO –          21 settembre 2025

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IV DOPO MARTIRIO –          21 settembre 2025

Miei cari, state lontani dall’idolatria.       (1 Cor 10, 14-21)

Vorrei incorniciare la riflessione di oggi con due citazioni, all’inizio e alla fine.

All’inizio è questa: «I-pod, i-phone, i-pad, i prodotti con la “i”, suonano come la prima persona singolare dell’individualismo di massa contemporaneo – IO. Molto più che semplici strumenti del comunicare, questi oggetti sono estensioni del soggetto, delle appendici inseparabili dell’io. Più che cose, meno che persone. Più che oggetti, quelli con la “i” sono delle non-persone, ma tanto attaccati a noi da diventare così gli attributi indispensabili della nostra identità».

Lasciata questa citazione raccogliamo il complimento dell’apostolo Paolo che ci ha detto: Parlo come a persone intelligenti. E allora cerchiamo di comprendere bene quello che afferma subito dopo nella lettera ai Corinzi: «Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane».

Cristo è una realtà viva e vivente. Il suo unico e ultimo sacrificio sull’altare della croce, è perpetuato e reso presente nel sacrificio eucaristico (1Cor 11,23-26). Così chi mangia la sua carne e beve il suo sangue entra in una comunione piena e totale, che unisce definitivamente a lui: noi siamo suoi e lui è in noi.

Ma più ancora, la partecipazione all’eucaristia fa di noi, gente divisa e dispersa, una reale comunione, una concreta fraternità. La comunione con Cristo genera anche l’unione tra noi.

Don Simone lo richiama spesso: la fraternità concreta, vissuta, quotidiana, la “stima previa” (come diceva spesso il card. Scola) non è per noi un “optional”, ma un’esigenza che scaturisce dalla fede e dalla comunione con l’unico pane di vita!

Noi, mangiando del corpo di Cristo “ci riceviamo” come corpo di Cristo: il corpo di Cristo che riceviamo nell’Eucaristia non è solo il corpo sacramentale significato nel pane e vino, ma è anche il nostro “corpo ecclesiale”, il nostro essere Chiesa, il nostro diventare un cuor solo e un’anima sola, perché mangiamo del corpo di Cristo.

Abbiamo la responsabilità di attuare quella fraternità che ci precede in forza dell’unico battesimo e della partecipazione all’unico Corpo di Cristo. Per questo preghiamo ogni giorno “Padre NOSTRO…”.

La seconda citazione è tratta dall’enciclica “Fratelli tutti” (3/10/2020) di papa Francesco.

«Oggi possiamo riconoscere che ci siamo nutriti con sogni di splendore e grandezza e abbiamo finito per mangiare distrazione, chiusura e solitudine; ci siamo ingozzati di connessioni e abbiamo perso il gusto della fraternità. Abbiamo cercato il risultato rapido e sicuro e ci troviamo oppressi dall’impazienza e dall’ansia. Prigionieri della virtualità, abbiamo perso il gusto e il sapore della realtà. Per noi, questa sorgente di dignità umana e di fraternità sta nel Vangelo di Gesù Cristo. Il cammino di fraternità ha anche una Madre, di nome Maria. Con la potenza del Risorto, vuole partorire un mondo nuovo, dove tutti siamo fratelli, dove ci sia posto per ogni scartato delle nostre società, dove risplendano la giustizia e la pace».

Ora e sempre. Amen.

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Spiritualità

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