ESALTAZIONE DELLA CROCE 

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ESALTAZIONE DELLA CROCE          –          14 settembre 2025

Svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. (Fil 2, 7-8)

Oggi la liturgia ci propone la festa dell’Esaltazione della Croce.

La croce di Gesù è la rivelazione di un “grande abisso” (per usare le parole del vangelo di Lc, nella pagina del ricco e del povero Lazzaro).

Da una parte sta l’abisso, inaudito e senza fine, del male che l’uomo sa compiere nei confronti dei propri fratelli. Di quali orrori sia capace l’essere umano è in questi giorni sotto gli occhi di tutti… Con le guerre, le deportazioni, lo sterminio di interi popoli… è impresso indelebilmente nella nostra mente quale abisso di sofferenza e dolore può essere pensato, pianificato e attuato dal cuore dell’uomo.

All’abisso del male e della morte, dell’odio e della violenza risponde l’abisso inaudito e inimmaginabile

dell’amore di Dio che si offre a noi nella carne piagata di Gesù, l’uomo della Croce.

Il Segno della Croce: è il segno della nostra redenzione, l’abbraccio di Dio ad ogni uomo, il segno del cristiano, il segno che il sacerdote traccia su di noi nel giorno del nostro Battesimo, il segno che ci dà il coraggio di combattere per far vincere il bene.

Fare il Segno della Croce è come indossare l’armatura di Dio (san Paolo) per la battaglia contro il male. Prendiamo l’impegno di indossare ogni giorno questa armatura di fede per dire che ci affidiamo a Dio Padre come ha fatto Gesù, che ci fidiamo del suo Amore che, sconfiggendo la morte, ci ha donato la Vita “per sempre”!

Questo è il senso dell’“esaltazione” della croce. Dio è consapevole delle croci dell’uomo, non perché sia lui a mandarcele, ma perché lui stesso, nella persona di suo Figlio Gesù, le ha provate sulla sua pelle.

E continua a provarle, a portarle su di sé, in ogni uomo che soffre e che muore, soprattutto in chi soffre ingiustamente. Ed è proprio questa condivisione, questo “com-patire” con l’uomo e con le sue croci quotidiane che rappresentano per noi speranza e addirittura fonte di vita nuova.

Perché da Cristo in poi, da quel tragico venerdì sul Golgota, l’uomo non è più da solo, nella sofferenza:

Dio è con noi, ci accompagna, ci aiuta, ci conforta, ci redime, ci salva.

Nella croce c’è tutto: il male dell’uomo che annienta e uccide, l’amore di Dio che redime e salva.

Vi lascio con una bellissima e provocatoria frase (come sempre) di don Primo Mazzolari (da un suo commento alla Via Crucis):

Bisogna aiutare Gesù a portare la croce,
bisogna aiutare il povero.
Qualcuno gli vada incontro. A chi tocca?
«A me», risponde la coscienza cristiana,
che si sente responsabile di tutto e di tutti.
«Agli altri» risponde l’eterno Caino,
che sonnecchia in ognuno di noi.

Sei tu, Signore, la nostra salvezza.

Ora e sempre. Amen.

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