26 aprile 2026
Eccoci oggi alla terza immagine: dopo la professione di fede di Tommaso Mio Signore e mio Dio e l’affermazione del Battista Ecco l’Agnello di Dio, è Gesù stesso che si autodefinisce Il pastore bello.
Dico “bello” perché l’aggettivo greco impiegato dall’evangelista non è “agathòs” (buono), ma “kalòs”, cioè bello. Quindi la traduzione letterale più esatta dovrebbe essere: “Io sono il pastore, quello bello”; questo per indicare che si tratta del pastore perfetto: Gesù è il vero pastore nel quale si assommano tutte le qualità del pastore ultimo e definitivo – predetto dai profeti – pieno di premure e amore per il suo gregge (vedi il bellissimo Salmo 23).
Però quest’anno mi fermo su una contrapposizione messa in luce da Gesù stesso: la suggestiva immagine del vero pastore è posta in antitesi con il mercenario, ladro e brigante.
Ma pastore e mercenario sono due modi di essere e di esistere, due prospettive del cuore e due atteggiamenti della vita (non esistono mai allo ‘stato puro’, ma sconfinano continuamente uno nell’altro); pastore e mercenario convivono in ciascuno di noi.
MERCENARIO: mette se stesso al centro di tutto e tutto ruota intorno a lui. Non si fa carico del bene comune, anzi sacrifica tutto/tutti pur di realizzare se stesso, i suoi desideri e i suoi progetti. Si disinteressa dei problemi e delle necessità degli altri. Non si sente responsabile della vita degli altri e del loro bene. Vive nella logica della chiusura egoistica, mortale, triste e mortificante.
Come ci ha insegnato papa Francesco: «Il grande rischio del mondo attuale, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene» (Esortazione apostolica Evangelii gaudium).
IL PASTORE BUONO/BELLO: pensa sempre a se stesso in relazione con gli altri; coltiva la fondamentale prospettiva del BENE COMUNE; si sente sempre responsabile e corresponsabile per il bene di tutto/tutti; Vive la logica liberante dell’amore gratuito, bello e buono, vivificante.
Ma soprattutto è pronto a sacrificare se stesso, a dare la propria vita (tre volte è sottolineato nel nostro brano) per il bene delle sue pecore. Riprendo per voi alcune recentissime parole di papa Leone nell’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico del Camerun – Mercoledì, 15 aprile 2026
Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace. La mia visita esprime l’affetto del successore di Pietro per tutti i camerunesi, nonché il desiderio di incoraggiare ciascuno a proseguire, con entusiasmo e perseveranza, nella costruzione del bene comune. Viviamo un tempo, infatti, in cui la rassegnazione dilaga e il senso di impotenza tende a paralizzare il rinnovamento che i popoli avvertono profondamente. Quanta fame e sete di giustizia! Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace! È mio grande desiderio raggiungere il cuore di tutti, in particolare dei giovani, chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo.
Allora possiamo pregare:
Pastore buono, che dai la vita per tutti noi,
insegnaci a riconoscere la tua voce,
a seguirti lungo la via dell’amore
per te e per chiunque altro,
considerandolo prezioso, degno, gradito e bello,
al di là delle apparenze fisiche o morali;
Sul tuo esempio e con la tua grazia
fa’ che possiamo cercare sempre
il meglio per la sua vita e per la vita di tutti,
perché siamo “fratelli tutti”! (titolo dell’enciclica di papa Francesco)
Oggi e sempre nei secoli. Amen. Alleluia.
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