III DOPO PENTECOSTE – 14 giugno 2026

Storie che accadono. Voci che restano. Approfondimenti, parole e testimonianze

III DOPO PENTECOSTE        –          14 giugno 2026

Nel giorno in cui il Signore Dio fece la terra e il cielo nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non c’era uomo che lavorasse il suolo, ma una polla d’acqua sgorgava dalla terra e irrigava tutto il suolo. Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. ( Gen 2, 4b-17)

 IL SENSO DEL CAMMINO: fino alla fine di agosto rivisiteremo – attraverso la LETTURA – alcuni momenti importanti della storia della salvezza. Domenica scorsa – prima tappa – grandezza e fragilità dell’essere umano. Oggi vorrei rimanere a passeggiare con voi nel GIARDINO alla brezza del giorno, per riprendere una frase della Genesi del cap. III. Nel testo che abbiamo ascoltato, è presente ben 5 volte il termine GIARDINO.

L’immagine del giardino percorre tutte le pagine della Bibbia dalla prima all’ultima.

Nel nostro brano, che costituisce il cosiddetto secondo racconto della creazione, si parla del giardino piantato in Eden e affidato alla custodia e alla cura premurosa dell’uomo.

La Gerusalemme messianica, descritta al capitolo 22 dell’Apocalisse, ripropone, nelle forme di una città, aspetti costitutivi del giardino degli inizi (fiume d’acqua viva, albero della vita che dà frutti dodici volte all’anno); essa è la sposa dell’Agnello, la città santa che scende dal cielo, risplendente della gloria di Dio; è la nuova creazione, patria definitiva di tutti “quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello”.

Tra l’inizio e la fine, al centro, sta il giardino del Risorto, dove al mattino di Pasqua, Gesù Risorto appare a Maria di Magdala, prima testimone della sua risurrezione, anticipo e promessa di quel giardino/paradiso verso il quale siamo tutti incamminati.

L’immagine del giardino è dunque un ritornello incessante che scandisce i momenti significativi della storia della salvezza.

Ne ricavo due semplici suggestioni.

 A. Il giardino come segno di PROSPERITÀ e abbondanza, spazio di bellezza e armonia, e soprattutto segno di alleanza — cioè del rapporto armonioso tra Dio, l’uomo e il creato.

Per accogliere gli esuli di ritorno dalla schiavitù di Babilonia, il deserto assume le vesti del giardino:

Farò tornare gli esuli del mio popolo Israele… pianteranno vigne e ne berranno il vino; coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto” (Am 9,14) “Il Signore ha pietà di Sion… rende il suo deserto come l’Eden, la sua steppa come il giardino del Signore” (Is 51, 3).

B. Il giardino è DONO GRATUITO di Dio per la piena felicità dell’uomo. Nel racconto della creazione,

il giardino non è costruito dall’uomo e la Genesi lo afferma chiaramente: “Il Signore Dio piantò un giardino…”. Il giardino è il primo gesto della tenerezza divina: un luogo preparato “su misura” perché l’uomo possa vivere bene: “Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare”.

Come tutte le opere della creazione anche il giardino è TOB, bontà e bellezza insieme!

Prima di concludere, anche oggi, con quella splendida preghiera che è il Salmo 8 vi lascio con questa notazione: Nel luglio del 1969, il papa Paolo VI consegnò agli astronauti americani N. Armstrong ed E. Aldrin che scesero sulla luna, proprio il testo del Salmo 8 perché fosse affidato agli immensi e silenziosi spazi lunari quale messaggio dell’onnipotenza di Dio e della grandezza dell’uomo.

E, con un ben comprensibile orgoglio, aggiunse di suo pugno: “L’uomo è al centro di questa impresa e in questa impresa si rivela contemporaneamente gigante e divino, non in sé, ma nel suo principio e nel suo destino. Onore, dunque, all’uomo, onore alla sua dignità, al suo spirito, alla sua vita”.

Ed ecco allora alcune parole del Salmo:

O Signore, Signore nostro,

quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Davvero hai fatto l’uomo poco meno di un dio,

di gloria e di onore lo hai coronato.

Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,

tutto hai posto sotto i suoi piedi.

O Signore, Signore nostro,

quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Ora e sempre nei secoli. Amen.

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